La scelta delle parole nei testi di uno spettacolo

Sei anche tu un’artista o semplicemente vuoi scrivere un testo e sei indeciso sull’uso delle parole da usare?



Tengo sempre a mento queste parole scritte da Gianni Rodari, pubblicate nel libro Grammatica della fantasia.
“Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carte e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad aver tempo e voglia si potrebbero registrare tutti senza omissioni.
Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.”

Questo esempio penso sia un ottimo punto di partenze per il testo di uno spettacolo di magia, la scelta delle parole è fondamentale per suscitare una chiara immagine di ciò che si vuole trasmettere.
Il lavoro di scrittura in prima, seconda e più battute aiuta nella scelta della parola giusta.
Nei miei spettacoli ho notato come una parola piuttosto che un’altra genera un determinato comando o un’emozione.
Riporto sempre tutto su dei quaderni che uso anche in scena, il pubblico percepisce che io stia segnando appunti come una gag, invece prendo veramente nota. Questo avviene soprattutto quando sbaglio parola del copione ma mi accorgo che la situazione sia in qualche modo migliorata a mio vantaggio.
“Sbagliando si impara è un vecchio proverbio, il nuovo potrebbe essere sbagliando si inventa” [1].


[1] Gianni Rodari, Grammatica della fantasia, Edizione Einaudi Ragazzi, Torino 2013

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